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Home » Forum » I vostri INCONTRI ??? » solo una fiaba...


 
I vostri INCONTRI ???
LadyOscar
Inviato il 27/06/2011 13.11.14
  IL RAGAZZACCIO (di H.C.Andersen )
C'era una volta un vecchio Poeta, un vecchio Poeta proprio buono. Una sera, mentr'egli se ne stava tranquillo a casa sua, scoppiò una terribile bufera. La pioggia veniva giù a torrenti, ma il vecchio Poeta si godeva il caldo, comodamente seduto dinanzi alla sua stufa di terra cotta, dove il fuoco ardeva e le mele cuocevano con un piacevole rumorino.
«Non rimarrà un pelo d'asciutto a quei poveri disgraziati che sono fuori, con questo tempo!» — diss'egli, perchè era un Poeta di buon cuore.
A un tratto giunse dal di fuori una vocina supplichevole: «Oh, aprimi! Mi sento gelare, e sono tutto bagnato!» Era un bambino che piangeva e picchiava all'uscio, mentre la pioggia cadeva a torrenti e l'uragano faceva tremare i vetri.
«Povero cosino!» — disse il vecchio Poeta; e si alzò per andare ad aprire. Vide un bambinetto, tutto inzuppato così che l'acqua gli grondava dai lunghi capelli biondi. Tremava di freddo, e se non avesse trovato un rifugio, sarebbe certo perito in quella bufera.
«Oh, povero piccino!» — fece il vecchio Poeta, e lo prese per mano. «Vieni qui da me; ti riscalderò io per bene! E ti darò un po' di vino, ed una mela cotta, perchè sei un gran bel figliuolo!»
E questo era verissimo. I suoi occhi splendevano come stelle, ed i capelli biondi, sebbene molli d'acqua, si inanellavano così graziosamente, ch'era un piacere. Pareva un angioletto, ma un angioletto livido dal freddo e tremante in tutto il corpo. In mano teneva un magnifico arco, che l'acqua, però, aveva tutto sciupato: i colori delle sue belle freccie erano slavati e stinti dalla pioggia.
Il vecchio Poeta sedette di nuovo davanti alla stufa, prese il ragazzino sulle ginocchia, gli spremette l'acqua dai capelli, gli riscaldò le mani tra le sue, e gli fece bollire un po' di vino con lo zucchero. E così, il fanciullo si riebbe, le guance gli tornarono rosee, ed egli saltò a terra e si mise a ballare intorno al vecchio Poeta.
«Sei un ragazzo allegro!» — disse il vecchio «Come ti chiami?»
«Mi chiamo Amor!» — rispose egli: «Non mi conosci? Ecco là il mio arco. Con quello si che so tirar bene, non dubitare! Guarda, ora il tempo si rimette al buono: ecco che la luna torna a risplendere!»
«Ma il tuo arco è sciupato!» — disse il vecchio Poeta.
«Questo mi rincrescerebbe!» — fece il ragazzino; lo prese e lo esaminò: «Oh, è bell'e asciutto e non ha per nulla sofferto! La corda sta benissimo tesa. Ora, lo provo subito!» — E in così dire, lo tese, ci mise una freccia, mirò... e colpì il buon vecchio Poeta proprio al cuore. «Così, ti ho fatto vedere che il mio arco non s'è punto sciupato!» — diss'egli; rise forte, e scappò per la sua strada. Che ragazzaccio! Tirare così al vecchio Poeta, che lo aveva accolto tanto affettuosamente nel salottino caldo, ed era stato tanto buono con lui, e gli aveva dato il vino dolce e la più bella delle sue mele cotte!
Il buon Poeta giaceva disteso al suolo, e piangeva: era ferito proprio al cuore, e si rammaricava: «Ah, che ragazzaccio è mai questo Amor! Lo voglio dire a tutti i bambini buoni, perchè se ne guardino, e non giochino mai con lui: già, egli non farebbe loro che male...»
Tutti i buoni fanciulli, ragazzine e ragazzini, ai quali raccontò il fatto, si tengono ora in guardia contro il cattivello; ma egli è così scaltro ed accorto, che riesce sempre a burlarsi delle loro precauzioni. Quando gli studenti escono dalla lezione, si pone loro a lato, con una toga nera ed un libro sotto al braccio. Essi non lo riconoscono; lo prendono a braccetto, credendolo un altro studente, ed allora egli pianta loro la freccia nel petto. Quando le giovinette tornano dalla predica, persino quando stanno in chiesa, egli si cela sempre dietro di loro. E in ogni dove, in tutti i momenti, dietro ad ogni specie di gente. In teatro, si mette in mezzo del lampadario, e s'infiamma e risplende; e la gente lo crede una lampada, ma poi, troppo tardi, si avvede ch'era ben altro! Corre nel parco del Re e sui bastioni; sì, e una volta ha persino colpito al cuore il tuo babbo e la tua mamma. Domandane un po' a loro, e sentirai quello che ti dicono! Ah, è un vero monello, questo Amor, e sarà bene che tu non abbia mai nulla a fare con lui. Perseguita tutta la gente di questo mondo! Figurati che una volta ha tirato una freccia persino alla vecchia nonna... Molto molto tempo fa, naturalmente, ed ora son cose passate; ma ella non l'ha dimenticato mai più. Che ragazzaccio, che ragazzaccio è questo Amor! Ma ora tu lo conosci, e sai che razza di monello egli sia!

zimino
Inviato il 27/06/2011 15.43.46
  ULTIMA ORA
E' stato ritrovato il corpo esanime del vecchio poeta, la polizia indaga.
Si pensa ad un gioco erotico finito male, si sospetta pure che il vecchio
poeta fosse pedofilo in quanto i vicini dicono di aver visto circolare un bimbo
con fare sospetto. La polizia ha sequestrato il pc in cerca di prove.
Si ricerca anche un amico del poeta misteriosamente scomparso un
certo H.C. Andersen.

p.s. tempi duri per le favole.

LadyOscar
Inviato il 28/06/2011 12.57.57
  L' ULTIMA PERLA ( di H.C. Andersen )

Era una casa ricca, una casa felice. Tutti, padroni e domestici e amici di casa, erano contenti ed allegri. Quel giorno, un erede era nato — un figlio maschio; e mamma e bambino stavano benone.
La lampada, nella bella camera da letto, era velata a mezzo; pesanti tende di seta preziosa pendevano alle finestre, chiuse accuratamente; il tappeto era folto e morbido come il musco: tutto invitava al sonno, al riposo che ristora le forze. Nemmeno l'infermiera aveva saputo resistere all'invito, e infatti s'era addormentata: niente di male, del resto, poi che tutto andava per il meglio, e tutto era contentezza.
Lo Spirito ch'era a guardia della casa stava a capo del letto: sopra il bambino, che riposava sul petto della mamma, era stesa come una rete di stelle scintillanti, — una magnificenza: ciascuna era una perla della felicità. Tutte le buone fate della vita avevano portato il loro dono al neonato; qui brillava la salute, lì la gioia, la ricchezza, l'amore; tutto, in somma, quel che di meglio possono desiderare gli uomini sulla terra.
«Tutto fu portato e regalato al piccino!» — disse lo Spirito della casa.
«No!» — esclamò improvvisamente una voce, vicina vicina: era la voce del buon Angelo Custode del bambino: «Una Fata ancora non ha portato il suo dono; ma lo porta, lo porta di certo; se non subito, di qui a qualche anno. L'ultima perla manca ancora!»
«Manca? Qui nulla deve mancare! E se è così, andiamo a cercarla, la Fata possente: andiamo da lei!»
«Oh, viene, viene di certo! Non dubitare: la sua perla non manca mai per compire la corona.»
«Dove abita essa? Qual'è la sua patria? Dimmelo, ed io andrò a prendere la perla!»
«Lo vuoi proprio?» — disse il buon Angelo del bambino: «Ti condurrò a lei, in qualunque luogo possa essere. Non ha posto fisso: va nel castello dell'Imperatore come nella capanna del più misero contadino, e non passa accanto ad alcun uomo mai, senza lasciargli un ricordo; a tutti porta il suo dono, che può esser tal volta un mondo, tal volta un balocco! Anche a questo bimbo verrà, prima o poi, la Fata possente. Ma andiamo pure, andiamo a prendere la perla, l'ultima perla che manca al tesoro.»
Si presero per mano, e volarono insieme verso il luogo ch'era per il momento ricetto della Fata.
Era una grande casa, tutta corridoi oscuri e stanze vuote, molto silenziosa; una fila di finestre era aperta, sì che l'aria fredda vi penetrava movendo le lunghe tende candide, ch'erano tutte abbassate.
Nel mezzo di una stanza stava una bara scoperchiata; e nella bara riposava il cadavere di una signora ancor giovane; era coperta delle più belle rose fresche, così che non si vedevano se non le sottili mani congiunte ed il nobile viso, illuminato dalla morte con l'alta pacata serenità della rassegnazione in Dio.
Vicino alla cassa, stavano il marito ed i figliuoli, un branco di figliuoli, (il più piccino era in collo al babbo,) e tutti davano alla mamma l'ultimo saluto. L'uomo le baciò la mano, la mano cara, che ora sembrava una foglia appassita, e prima s'era tanto affaccendata, tanto affaticata per tutti loro, piena di energia e di tenerezza. Grosse lacrime, amare amare, cadevano in larghe gocciole a terra; ma nessuno disse una parola. Il profondo silenzio all'intorno racchiudeva in sè un mondo di dolore. In silenzio, soffocando i singhiozzi, si allontanarono.
C'era lì una candela accesa; la fiamma si agitava, mossa dall'aria; nessuno ne smoccolava il lungo stoppino fumoso. Entrò certa gente di fuori: misero il coperchio sopra la morta, e vi picchiarono i chiodi; i colpi di martello risuonarono nella stanza e per i lunghi corridoi, e penetrarono dolorosamente in quei poveri cuori sanguinanti.
«Dove mi meni?» — domandò lo Spirito della casa fortunata: «Qui non ci stanno Fate, che abbiano perle da mettere tra i migliori doni della vita!»
«In quest'ora sacra, la Fata è proprio qui!» — disse il buon Angelo, e additò il vano di una finestra. Là, quand'era in vita, stava la mamma, in mezzo ai fiori ed ai quadri, dinanzi al suo tavolino da lavoro; là, dov'ella stava come la benedetta fata della casa, sorridendo al marito, ai bambini, alle amiche, e della casa era il raggio di sole, il cuore, tutto il sostegno, là stava ora una donna straniera, con una lunga veste di seta. Era la Fata del Dolore, signora oramai della casa: era lei ora la mamma in luogo della morta... Una lacrima ardente le cadde in grembo e si tramutò in perla, e risplendette di tutti i colori dell'arcobaleno. L'Angelo la prese, e la perla mandò un luccichìo, come stella iridata di sette splendori.
«Ecco la perla dell'afflizione, l'ultima, quella che non può mancare e dà risalto al fulgore ed alla purezza delle altre. Vedi? ha lo splendore dell'arcobaleno, che congiunge la terra al cielo. Per ognuno dei nostri cari, che la morte ci rapisce, abbiamo in cielo un amico di più, verso il quale s'alza il nostro desiderio. Dalla notte di questa terra, noi guardiamo su alle stelle, dov'è il compimento, la liberazione. Osserva bene questa perla del dolore: dentro ad essa, stanno ripiegate le ali che ci trarranno fuori di qui, le ali che ci porteranno su, in alto.»

zimino
Inviato il 28/06/2011 16.48.17
  Bella fiaba, ricordo quando me le racontavano a me e mi addormetavo
praticamente dopo tre secondi.
Ci vuole una dedica a te e night

LadyOscar
Inviato il 29/06/2011 10.52.25
  dedicata a zimino....l unico che ha la pazienza di leggerle e commentare :P

GIANBABBEO ( di H.C. Andersen )


In campagna si trovava una fattoria dove viveva un fattore con due figli, con tanto cervello che anche la metà sarebbe bastata. Volevano chiedere in sposa la figlia del re e avrebbero osato farlo perché lei aveva fatto sapere che avrebbe sposato chi avesse saputo tenere meglio una conversazione.
I due si prepararono per una settimana, il periodo più lungo concesso, ma per loro sufficiente dato che avevano già una certa cultura, la qual cosa tornò loro utile. Uno conosceva tutto il vocabolario latino e le ultime tre annate del giornale del paese che sapeva recitare da cima a fondo e viceversa, l'altro si era studiato tutti i regolamenti delle corporazioni d'arti e mestieri e aveva imparato tutto quanto deve sapere il decano di una corporazione; così riteneva di potersi pronunciare sui problemi dello stato, e in più imparò pure a ricamare le bretelle, essendo di gusti raffinati e molto abile.
"Io otterrò la figlia del re!" dicevano tutt'e due. Il padre diede a ciascuno un bellissimo cavallo; l'esperto di vocabolario e di giornali lo ebbe nero come il carbone, quello che era saggio come un vecchio decano e che sapeva ricamare, bianco come il latte. Dopo si unsero gli angoli della bocca con olio di fegato di merluzzo, di modo che scorressero meglio. Tutti i servitori erano andati in cortile per vederli montare a cavallo; in quel momento arrivò il terzo fratello; infatti erano in tre, ma il terzo nessuno lo teneva in considerazione perché non aveva la stessa cultura degli altri due e infatti lo chiamavano Gianbabbeo.
"Dove state andando vestiti così a festa?" domandò.
"A corte per conquistare con la conversazione la figlia del re. Non hai sentito ciò che il banditore ha annunciato in tutto il paese?" e glielo spiegarono.
"Accidenti! Allora vengo pure io!" esclamò Gianbabbeo, ma i fratelli risero di lui e partirono.
"Padre, dammi un cavallo!" gridò Gianbabbeo. "M'è venuta gran voglia di sposarmi. Se mi vuole, bene, e se non mi vuole, la voglio io".
"Quante storie!" rispose il padre. "Non ti darò nessun cavallo. Tu non sei capace di conversare; i tuoi fratelli sì che sono in gamba!".
"Se non potrò avere un cavallo" concluse Gianbabbeo, "mi prenderò il caprone, quello è mio e mi potrà certo portare". E così montò sul caprone, lo spronò con i calcagni nei fianchi, e via di corsa per la strada maestra. Oh, come cavalcava!
"Arrivo!" gridava, e si mise a cantare a squarciagola.
I fratelli cavalcavano avanti a lui in silenzio; non dicevano una parola perché dovevano pensare a tutte le belle trovate che avrebbero avuto, per poter conversare con arguzia.
"Ehi, là!" gridò Gianbabbeo, "sto arrivando anch'io! Guardate cosa ho trovato per strada!" e gli fece vedere una cornacchia morta.
"Babbeo!" risposero i due, "cosa ne vuoi fare?".
"Voglio portarla in dono alla figlia del re!".
"Fai pure" dissero ridendo, e continuarono a cavalcare.
"Ehi, voi, arrivo! Guardate che cosa ho trovato ora, non è una cosa che si trova tutti i giorni sulla strada maestra!...".
I fratelli si girarono di nuovo per vedere cos'era. "Babbeo!" dissero, "è un vecchio zoccolo di legno a cui manca la punta! Pure questo è per la figlia del re?".
"Sicuro!" rispose Gianbabbeo; i fratelli risero e cavalcarono via distanziandolo di un bel po'.
"Ehi, eccomi qui!" gridò Gianbabbeo. "Oh, oh! va sempre meglio! Ehi, è una vera meraviglia!".
"Che cos'hai trovato adesso?" chiesero i fratelli.
"Oh, una cosa incredibile!" disse Gianbabbeo, "chissà come sarà contenta la figlia del re!".
"Ma è fango appena preso dal fosso!" esclamarono i fratelli.
"Proprio così" rispose Gianbabbeo, "e della migliore qualità, non si riesce neppure a tenerlo!" e si riempì la tasca.
I fratelli cavalcarono via, spronando più che poterono i cavalli, e arrivarono un'ora prima di lui alla porta della città dove ricevettero un numero d'ordine, come tutti gli altri aspiranti via via che arrivavano. Poi venivano messi in fila, sei alla volta, e stavano talmente stretti da non poter muovere le braccia, ma era meglio così perché altrimenti si sarebbero rotti le costole a gomitate solo perché uno si trovava davanti all'altro.
Tutti gli altri abitanti del paese si erano riuniti intorno al castello e si arrampicarono fino alle finestre per vedere la figlia del re ricevere gli aspiranti: appena uno si trovava nella sala, restava senza parole.
"Non vale nulla!" diceva la figlia del re. "Via!".
Entrò il primo dei fratelli, quello che sapeva il vocabolario, ma lo aveva scordato stando in fila; inoltre il pavimento scricchiolava e il soffitto era tutto uno specchio, così lui si vedeva a testa in giù; e poi a ogni finestra c'erano tre scrivani e un caposcrivano, che scrivevano tutto ciò che veniva detto perché venisse subito pubblicato sul giornale e venduto all'angolo per due soldi. Era terribile; e inoltre la stufa era così calda che il tubo era diventato tutto rosso.
"Fa così caldo qui dentro!" disse il pretendente.
"E' perché oggi mio padre deve arrostire i galletti", rispose la figlia del re.
"Ah!" e si fermò; non si aspettava una conversazione di quel genere e non seppe più che dire, dato che voleva dire qualcosa di spiritoso.
"Ah!".
"Non vale niente!" concluse la figlia del re. "Via!" e così quello se ne dovette andare. Entrò quindi suo fratello.
"Qui fa un caldo terribile!" disse.
"Sì, arrostiamo i galletti, oggi" rispose la figlia del re.
"Come? Cosa?" disse lui, e tutti gli scrivani registrarono: come?
cosa?
"Non va bene!" esclamò la figlia del re. "Via!".

LadyOscar
Inviato il 29/06/2011 10.53.45
  (continuo................)

Poi entrò Gianbabbeo, ancora sopra il suo caprone. "Qui dentro c'è un caldo da bruciare!" disse.
"E' perché arrostiscono galletti!" spiegò la figlia del re.
"Molto bene!" esclamò Gianbabbeo. "Possono arrostire anche la mia cornacchia?".
"Sicuro che possono" rispose la figlia del re, "ma lei ha qualcosa in cui metterla dentro? Noi non abbiamo né pentole, né padelle".
"Ce l'ho!" disse Gianbabbeo. "Ecco qui una padella, col manico di stagno!" e tirò fuori il vecchio zoccolo e ci mise dentro la cornacchia.
"E' un pranzo completo!" commentò la figlia del re. "Ma dove troveremo il sugo?".
"Lo tengo in tasca" disse Gianbabbeo, "ne ho così tanto da poterne buttar via!" e intanto versò un po' di fango dalla tasca.
"Mi piaci! " esclamò la figlia del re. "Tu sì che sai rispondere. E sai anche parlare, perciò ti voglio come marito. Ma sai che ogni parola che diciamo e che abbiamo detto viene trascritta e uscirà sul giornale di domani? A ogni finestra siedono tre scrivani e un vecchio caposcrivano, e questo è il peggiore di tutti, perché non capisce niente!". Disse così per spaventarlo. Tutti gli scrivani si misero a ridere e macchiarono di inchiostro il pavimento.
"Ah, dunque sono loro i padroni!" esclamò Gianbabbeo. "Allora devo dare la parte migliore al capo! " e rovesciò la tasca e gli gettò del fango proprio in faccia.
"Ben fatto! " disse la figlia del re. "Io non ne sarei mai stata capace, ma imparerò presto!".
E così Gianbabbeo diventò re, ebbe una sposa e una corona e sedette sul trono. L'abbiamo appena saputo dal giornale del caposcrivano ma di quello lì è meglio non fidarsi.

zimino
Inviato il 29/06/2011 13.34.10
  Se posso aggiungere una morale
meglio fare una cosa di testa propria che impararne a memoria 50 fatte
con la testa degli altri.

Impossibile
Inviato il 29/06/2011 17.20.52
 
CITAZIONE (LadyOscar del 29/06/2011 10.52.25):

dedicata a zimino....l unico che ha la pazienza di leggerle e commentare :P



Lady, favole troppo lunghe da leggere, è questo il problema per il forum dove impera il mordi e fuggi (preferibilmente con nick inventato al momento) :)))

Cmq Lady, tu continua a postarle, sicuramente qualcuno interessato ci sarà e sappi che la qualità del thread è ___inversamente____ proporzionale al numero degli interventi.

Buona giornata a tutti

la lontra
Inviato il 30/06/2011 7.10.30
  tratto dal sito http://www.raccontioltre.it/2286/un-amore-unico/

Un'amore unico.

Un giorno di tanti anni fa ci siamo incontrati.

Io 18 anni, tu 29.

Io ero molto povera, ho dovuto lottare fin da bambina per sopravivere, con una famiglia che non era mai presente.

Tu invece avevi la tua famiglia che ti proteggeva e ti amava.

Io senza titolo di studio, tu laureato.

Ci siamo innamorati, mai hai fatto pesare il mio ceto sociale differente dal tuo.

Ci siamo promessi amore, fedeltà, una vita felice insieme.

Abbiamo pianto, insieme abbiamo riso.

Abbiamo avuto due splendidi figli.

Tanti problemi di vita, tante sofferenze.

Quando stavo male tu eri sempre pronto a coccolarmi,

a curarmi con amore.

“Ero io la più debole tra noi due”

Non mi addormentavo se non ti toccavo una parte del tuo corpo, dovevo sentire il tuo calore.

Un bel giorno qualcosa cambiò tra di noi, tu che mi amavi come il primo giorno, io ero cambiata.

Cambiata, si.

Io avrei voluto consolidare il nostro rapporto con il matrimonio, ma tu odiavi le cerimonie.

Ma siamo sempre rimasti vicini, sempre pronti l’uno per l’altro, forse più uniti che mai.

Finchè un giorno il signore ha deciso di portarti via da me.

A me resta solo il ricordo di aver avuto una persona speciale vicino e di esserci amati
tantissimo.

In questo caso si evince chiaramente il bisogno di una persona accanto che si prendese cura di lei..(amore=scelta..e la donna cerca solo quello che la fa' star bene)..per lei questo era amore..:-)))

Never
Inviato il 30/06/2011 13.37.53
 
CITAZIONE (la lontra del 30/06/2011 7.10.30):

In questo caso si evince chiaramente il bisogno di una persona accanto..(amore=scelta..e la donna cerca solo quello che la fa' star bene)..per lei questo era amore..:-)))


Allora può darsi che io abbia qualcosa di sbagliato...
Che sia esteriormente uomo ed internamente donna? Cercasi psicologo urgentemente....

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