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Home » Forum » I vostri INCONTRI ??? » ..gente invertebrata..


 
I vostri INCONTRI ???
la lontra
Inviato il 25/01/2012 7.13.07
  Tratto da: Una tragedia tutta italiana | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/01/24/una-tragedia-tutta-italiana/#ixzz1kRoJZSkS
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Un sabato sera su una nave da crociera al largo della Toscana, una cena che ci piace immaginare lussuosa, un gruppo che suona, non proprio un’orchestra ma pur sempre di musica si tratta. E poi la tragedia: il buio, lo scontro con gli scogli, la manovra e la paura delle persone che disperate arrivano a gettarsi in mare.
C’è chi immagina dietro a quella crociera i risparmi di una vita, magari un viaggio di nozze o il regalo per una pensione sospirata, c’è chi sottolinea come questa volta la tragedia abbia colto di sorpresa lo sfarzo, c’è chi invece col pensiero va allo staff della nave, sorpreso nel mezzo di una normale serata lavorativa.

Gli ingredienti per immedesimarsi in questa tragedia, in cui ricordiamo che hanno perso la vita quindici persone e ventiquattro (o venticinque) risultano disperse, ci sono tutti e si presentano da subito.
A partire da un comandante che abbandona la nave durante un’emergenza, immagine in cui molti hanno rivisto il nostro paese alla deriva che sta affondando per mano di incompetenti, comandante (o sarebbe meglio dire ex) Schettino che sfoggia un accento campano, così da lasciare spazio ad una punta di razzismo, di quello da bar, di quello da «io non sono razzista, ma…». Spazio a quel razzismo qualunquista, dunque, che non permette di notare che anche l’eroe della tragedia in questione sfoggi lo stesso accento: infatti anche il capitano di Fregata della capitaneria di porto di Livorno, De Falco, divenuto famoso per la telefonata in cui intima a Schettino di risalire a bordo, è campano. Ma questo non sembra catturare l’attenzione della gente.

L’eroe, la figura che non può mancare. In Italia è divenuta consuetudine idolatrare personaggi che altro non fanno che svolgere correttamente il proprio lavoro, e forse questo è attribuibile all’abitudine dilagante al clientelismo e all’incompetenza. Ed è così che sui social network arriva ad impazzare la frase che De Falco ha pronunciato esortando Schettino a riprendere il controllo della situazione: «Vada a bordo, cazzo!» e qualcuno arriva a stampare addirittura delle magliette; «Siamo tutti De Falco!», picchiettano sulla tastiera i nostri connazionali, gli stessi che probabilmente davanti ad una piccola prepotenza o ingiustizia si voltano con naturalezza dall’altra parte.
L’eroe, l’antieroe, un pizzico di razzismo ed il risvolto rosa: il mistero della bionda moldava vista ballare col comandante che si è scoperto poi corrispondere al nome di Dominca Cemortan ha riempito in questi giorni le pagine dei quotidiani nazionali che hanno così soddisfatto anche i pruriti dei più esigenti.

Eppure di tragedie del mare ce ne sono a bizzeffe, basta attendere la primavera ed ecco i tanti sbarchi di disperati che non vanno a buon fine, ed ecco morti annegati, dispersi, soccorsi, eppure non c’è niente da fare, non ci si immedesima nello stesso modo. Quando si tratta di quelle tragedie del mare, di quelle lontane, di quelle che pur svolgendosi a pochi chilometri da noi sono comunque distanti, quando si tratta di quelle non è la stessa cosa: sarà perché su una nave da crociera ci siamo stati o potremmo starci tutti, un giorno, mentre su un barcone di legno, in mezzo a dei disperati, affamati, sfiniti in fuga da guerra e povertà ed in cerca di un futuro migliore no, lì in mezzo non ci finiremo proprio mai.

E poi, immancabili, ecco accorrere sul posto i turisti del macabro, arrivano la prima domenica disponibile, armati di macchina fotografica, curiosità morbosa e voglia di avventura, si fermano ad osservare, finalmente di persona, le stesse immagini che hanno guardato attentamente fino a poche ore prima alla tv, e scattano fotografie.
Sono stati a Cogne, ad Avetrana, a Garlasco, come in un macabro tour dell’orrore, si fanno immortalare con la scena del delitto come sfondo ed anche qui avviene un’ingiustizia, l’ennesima: mai che queste persone si trovino dalla parte giusta o comunque dove sembra che vorrebbero trovarsi in realtà, mai in mezzo al sangue, al fango, alla terra che si apre, al mare, alle lamiere. Mai che si trovino loro ad essere i protagonisti delle tragedie di cui vanno a caccia, sempre relegati loro malgrado al ruolo marginale di spettatori.

Quello del turismo macabro è argomento che ha toccato molto da vicino gli aquilani: già a pochi giorni dal sisma del 6 aprile del 2009 la loro città, o quello che ne era rimasto, si è riempita di turisti dell’orrore, pronti a scattare foto su foto. Foto alle macerie, foto a letti sospesi in aria, foto a stanze sventrate e costrette a mostrarsi in tutta la loro intimità, foto al bucato ancora ad asciugare, foto ad armadi aperti. Tutto è buono per una foto ricordo e se poi si viene a sapere, o si immagina soltanto, che la casa che stiamo fotografando appartiene a qualche vittima, allora il brivido si fa ancora più intenso.

Trovarsi a dover cacciare degli sciacalli mentre si cerca di recuperare qualche oggetto dalla propria casa distrutta è qualcosa che nessuno dovrebbe essere costretto a fare. Eppure a molti aquilani è accaduto proprio questo. Perché se è giusto vedere con i propri occhi, ad esempio, una situazione come quella aquilana per rendersi conto della realtà e del fatto che le cose non stanno affatto come i media vorrebbero farci credere, è altrettanto vero che il pudore e il rispetto dovrebbero impedire di immortalare alcune dolorose scene.

Sembrerebbe quasi che mentre una volta si accorreva nei luoghi delle tragedie per tendere una mano a chi ne aveva bisogno, ora ci si vada solo per scattare qualche foto da postare poi su Facebook e sentirsi così fortunati per essere scampati al disastro.

http://www.cronachelaiche.it/2012/01/una-tragedia-tutta-italiana/



Never
Inviato il 25/01/2012 16.08.09
  Quello che ha scritto il giornalista è solo una faccia della medaglia: la faccia che purtroppo è quella più evidente per fare notizia. Con questo non voglio dire che siano falsità: le persone sono esattamente così! Godono nel vedere la sofferenza degli altri e neppure ringraziano qualcuno di non esserci mai stati partecipi.
Ma, come ho detto all'inizio, questa è solo la parte 'malefica' delle persone.
Chi, che come me ha subìto una disgrazia naturale, sa che ci sono anche persone che si prendono il tempo per accorrere in aiuto. Nelle alluvioni, nei terremoti ed in qualsiasi avvenimento straordinario, gruppi organizzati di persone (giovani e meno giovani) accorrono in aiuto dei malcapitati del momento. Sono persone straordinarie che arrivano silenziosamente e silenziosamente se ne ritornano alle proprie case una volta passata l'emergenza. In questo frattempo si danno agli altri aiutandoli materialmente o dando conforto.
L'Italia è piena anche di queste persone ma, pur ringraziandole di cuore nel momento del bisogno, ce ne scordiamo facilmente e sui giornali non fanno notizia.
Da parte mia li ho ringraziati nella catastrofe e continuerò a ringraziarli anche adesso nonostante siano ormai passati 14 anni. Senza di loro la disgrazia sarebbe stata più dura.
Carini, educati, organizzati e sempre disponibili, vada SOLO a loro il grazie di migliaia di persone che si son trovate nel bisogno.

Un saluto a tutte/i
Never

nologo
Inviato il 25/01/2012 16.36.39
  Arriva per tutti il momento in cui l'essere umano deve scejere se continuare ad essere un animale o diventare un uomo...e forse chi abbatte tanti alberi sà già che un giorno ci verrà un recinto...

Un abbraccio a chi da questi animali è stato già morso...



 






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